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Giovani e Social: L’Emergenza Invisibile che Sta Cambiando le Loro Vite

Nella società contemporanea, sempre più interconnessa e digitale, il rapporto tra giovani e tecnologia è diventato uno dei temi centrali del dibattito educativo e sociale. I social network, ormai parte integrante della quotidianità, influenzano profondamente comportamenti, relazioni e modalità di crescita delle nuove generazioni.

I giovani nati dopo il 1995 (Generazione Z) e quelli nati dopo il 2010 (Millennials) sono i più esposti ai rischi del mondo virtuale.

Infatti attraversano la pubertà con in tasca un portale verso una realtà eccitante, ma pericolosa. Ma soprattutto vivono spesso un’infanzia manipolata dalla tecnologia, che è abilmente manovrata dagli “hackers”, cioè da persone esperte e capaci di indurre falsi bisogni attraverso la pubblicità ingannevole.

Il tempo che i nostri ragazzi trascorrono sul web viene ovviamente sottratto al gioco libero e spontaneo, con conseguente deprivazione sociale. Persino il linguaggio si impoverisce. Molti, tra i nostri figli e nipoti, vivono momenti di ansia, perché la loro autostima dipende sempre più dai “like” e dagli “influencer”, che li condizionano in modo massiccio.

La vita virtuale si arricchisce, ma la vita reale subisce una pericolosa deprivazione. Basti pensare agli “heaters”, gli “odiatori da tastiera” che spesso esprimono giudizi sommari o pregiudizi mantenendo l’anonimato.

Questo spostamento progressivo dal mondo fisico a quello virtuale può avere esiti molto negativi: aumento dell’ansia, privazione del sonno, frammentazione dell’attenzione, solitudine e paura del confronto sociale diretto.

Nei casi più gravi possono manifestarsi addirittura disturbi depressivi: aumento o diminuzione eccessiva del peso, senso crescente di inadeguatezza e mancanza di progettualità.

Tutto ciò avviene molto spesso in evidente contrasto con il fatto che gli adulti mettono molto impegno a tutelare i figli dai pericoli della strada, ma non si preoccupano del fatto che sul web (e sul “dark web” in particolare) i giovani percorrono strade molto più insidiose.

Perché le manipolazioni continue e subdole indotte dalla rete spesso vengono sfruttate senza scrupoli dai magnati del web per creare falsi bisogni o miti irraggiungibili.

È stato dimostrato da studi recenti condotti negli USA che anche l’Intelligenza Artificiale può provocare sintomi neurologici nei bambini e negli adolescenti: in casi estremi possono addirittura essere indotti al suicidio.

Perciò è sempre più necessario che i genitori, gli insegnanti, le aziende tecnologiche ed i governi agiscano sinergicamente per salvare la salute mentale dei più giovani.

Per concludere, mi piace usare un pensiero di Marco Aurelio, che è di straordinaria attualità, nonostante lui sia vissuto molti secoli prima della “generazione ansiosa” di cui parla Jonathan Haidt nel suo libro.

Il filosofo e imperatore romano Marco Aurelio afferma:“Non permettere a nessuno di impadronirsi del tuo corpo e della tua mente. Perché non si può essere felici se si tradisce sé stessi.

A tale proposito risulta particolarmente significativa anche un’altra riflessione del già citato Jonathan Haidt, psicologo sociale e docente universitario statunitense, noto per i suoi studi sugli effetti dei social media e della tecnologia sui giovani: Lasciarli soli per troppo tempo davanti al computer è come permettere che vadano su Marte senza avere gli strumenti adatti.”


A cura di Giovanna Montesarchio




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